Storia

L’origine della viticoltura sancerrois risale ai Biturigi, popolo descritto da Giulio Cesare nel De bello gallico, anche se per trovare le prime tracce scritte dobbiamo andare fino al 582 d. C., quando Gregorio di Tours ne citò esplicitamente l’esistenza. Tuttavia, come per buona parte della Francia, fu con il Medioevo e l’opera degli ordini monastici che il vigneto di Sancerre conobbe lo sviluppo decisivo, perlopiù grazie ai monaci agostiniani e benedettini. A partire dal XII-XIII secolo la zona si fece conoscere principalmente per la produzione di vino rosso a base pinot nero, che esportava in tutta la Loira e sulle tavole di nobili e re. Alle porte del Rinascimento i confini della sua diffusione si ampliarono ulteriormente, arrivando a toccare nord Europa, Inghilterra e Scozia.
In epoca moderna il flagello della fillossera non solo colpì duramente l’area, ma causò anche una sua profonda trasformazione viticola, visto che da quelle ceneri riemerse un sancerrois meno rosso e più bianco: i nuovi impianti furono realizzati perlopiù con sauvignon blanc. Da allora la fama della regione si sposa principalmente con la trasformazione di questo vitigno, anche se dal 1959 l’AOC consente anche la produzione di vini rossi e rosati a base pinot nero.
Il quadro vitivinicolo sancerrois di oggi è ricco e articolato. Al suo interno si sono fatti strada alcuni padri nobili, nomi dall’aura mitica venerati da tutti, a cui si sono affiancati giovani intraprendenti, capaci di raccoglierne e valorizzarne appieno l’eredità.