Conosco Pascal dalla fine del secolo scorso, si era da poco separato dal cugino, penso sia stato dopo la vendemmia 1997, quando decise di scavare la collina sotto il garage per creare una rudimentale cantina in cui trasferire una batteria di botti ormai quasi centenarie e rudimentali accessori per la vinificazione. Dopo il primo incontro ogni anno tornavo a visitarlo, ed ogni volta venivo affascinato dall’ambiente, dove nulla cambiava, disordine o quasi caos nell’unico ambiente in cui si vinificava, invecchiava, imbottigliava e spediva e dal bugigattolo in cui si assaggiavano i vini, nessun frigorifero ma solo una borsa termica, bicchieri piccoli e datati e l’immancabile tagliere per i crotin.
Lui Pascal sempre lo stesso con un eterno sorriso, un poco in sovrappeso ma generoso ad aprire vecchi millesimi per far raccontare dai suoi vini l’eleganza e l’unicità del terreno di Chavignol, degustati sempre in un rigoroso ma necessario silenzio per non rompere l’alone di mistero e solennità, vini spesso con eccesso di alcool e ruvidi all’inizio ma divenuti una leggenda complice una precisa scelta di campo, quella della tradizione ad oltranza di stampo rigorosamente conservatrice ed artigianale, una produzione dai numeri molto limitati ma bottiglie che dopo oltre trent’anni conservano intatta la freschezza e la fragranza, ancora perfettamente bevibili, fenomeno possibile solo se chi produce ha un approccio alla vita, nonostante il successo, di umiltà e di modestia non comuni.
A marzo sono andato a trovarlo ed arrivando lo ho trovato seduto su una panca vicino al portone di ingresso, con accanto una persona che non conoscevo. Quasi prima di salutarmi, frettolosamente quasi volesse sgravarsi di un peso mi ha detto alcune parole che sono state per me un colpo durissimo:
“… ho venduto tutto e questo è il signore che continuerà…”
quello che ho visto entrando poi è stata la mazzata finale, pavimento rifatto, pulizia ed ordine e vicino alle vecchie botti vasche di cemento e tini in vetro.
Poi è arrivata Silvie, la moglie e si è parlato del passato e del presente ma purtroppo non del futuro uscendo ci siamo salutati con un velo di tristezza.
Fortunatamente ho in cantina tutte le annate dei suoi vini a partire dal 2004 e per qualche anno potrò condividere con gli amici, cosa che lui ama moltissimo, il frutto di un geniale sognatore.
Purtroppo, con lui è finita una era, ci saranno ancora bottiglie di nuove annate con il suo nome, ma come ho pensato da subito, per buone che siano non potranno mai anche lontanamente ricreare l’atmosfera e la magia dei vini firmati Pascal.
Ciao vecchio amico.
D.P.


Comments are closed.