Olivier Lejeune è alto poco meno di due metri, scia, va in mountain bike (nessuno è perfetto), si sposta col furgone, fa il vino in Loira e lì ha deciso di piantare anche un centinaio di ulivi.
Insomma, vive.
Ha quarantatre anni e ne dimostra quasi dieci di meno.
Dopo un decennio in giro per il mondo impegnato ad aprire nuovi mercati per una grande società di giochi elettronici, un giorno incontrò un commerciante di vino, a Singapore, che gli fece capire che la sua vita mancava di vero senso. Sopratutto gli fece capire che quel senso poteva essere cercato nello Chenin: una strada prima di essere un vitigno. Olivier aveva bisogno di fare qualcosa che impegnasse contemporaneamente le mani e il cervello, le due parti fondamentali del corpo.
Realizzò che il vino era sempre stato parte della sua vita e allora si licenziò, si trasferì in Nuova Zelanda per poi tornare in Francia. ad Anjou si fa lo Chenin e lui scelse Anjou per creare un mondo agricolo il più naturale possibile, dove il vino è solo il primo tassello. qui è nato il Whaka Piripiri Mai, da una parola maori che celebra i legami che uniscono tutte le cose del mondo. Qui è nato il Non Solus, non sono solo.
E qui è nato il Poiesis, la creazione, ciò che prima non c’era e ora eccolo qui. Pura energia, scaturita dalle rocce di Anjou.
Nicola Barbato


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